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19 Nov 2008 - 10:21:35
Dai workshop della Sapienza una riforma dell'universitą
Il documento/3     Ecco il report prodotto dal gruppo di lavoro dedicato al tema della organizzazione dello studio universitario tenutosi nella due giorni organizzata alla Sapienza di Roma dal movimento studentesco. Nonostante alcune differenti posizioni emerse nel gruppo, si č arrivati ad una sintesi comune


La complessitį emersa nell'ambito di una discussione sull'autoriforma della didattica, ha messo in luce la molteplicita di articolazioni possibili tramite le quali immaginare una ristrutturazione dei processi didattici, cosi da poterli
ripensare come non piu asserviti alla logica di disciplinamento introdotta dall'universita del 3+2.

Al tempo stesso queste differenze e pluralitį attestano
tanto l'inevitabilitį di contestualizzare queste riarticolazioni a contesti specifici, quanto la necessitį diffusa di ripensare una trasformazione radicale dei processi formativi. Infatti, pur nelle differenze é emersa una chiara e totale opposizione al modello definito in Italia dal 3+2.

Dall'assemblea si é prodotto quindi un dibattito complesso, espressione dell'esigenza dei differenti nodi di affrontare una discussione progettuale sull'autoriforma della didattica che
dovesse tenere conto dell'articolazione di un confronto assembleare dal quale potessero risaltare la volontį di avviare un processo costituente e non di arrivare ad una definizione finale ed univoca delle pratiche che nell'attraversamento quotidiano delle facoltį e degli atenei giį aprono spazi di
riappropriazione e decisione.

Da questo punto di vista sono emersi punti di convergenza vertenziali tra le differenti realtį.
1) Abolizione del sistema del 3+2 cosķ come del sistema del credito. Da questo punto di vista si č prodotto un dibattito non sintetizzabile sulle modalitį attraverso cui raggiungere l'obiettivo.

2) Critica alla parcellizzazione degli esami e proposte di riaccorpamento per favorire un sapere critico e complessivo.

3) Rivendicazione di un'equa retribuzione del lavoro svolto in stages e tirocinii: in ogni caso va garantito il carattere facoltativo degli stessi.

4) Critica della meritocrazia e sua applicazione in Italia. Non devono esistere poli di eccellenza contrapposti al resto delle universitį, a maggior ragione se autoproclamati come nel caso dell'AQUIS. In secondo luogo si č svolta una critica ai parametri di valutazione schiacciati sulla produttivitį, e nello stesso
tempo si sono proposte nuove forme che privilegiassero la valutazione dal basso e la qualitį.

5) Abolizione dei blocchi all'accesso e lungo il percorso di formazione superiore.
I blocchi devono essere eliminati sia come sistema di esclusione dal diritto allo studio, sia come filtri progressivi di stratificazione sociale.

6) Abolizione della frequenza obbligatoria come strumento di controllo sui tempi di vita e di studio.

7)Revisione dei piani di studio nella direzione di una conquista di una maggiore libertį dei propri percorsi formativi.

8) Le universitį del sud italia hanno posto ulteriori motivazioni alla necessitį della natura pubblica dell'universitį. La specificitį dei loro territori pone l'accento su una massiccia corruzione.

Il dibattito del workshop č stato attraversato da un'analisi comune: quello di concepire il processo di autoriforma non come un disegno organico o un intervento legislativo, ma come il recupero di spazi di decisione diretta da parte degli studenti.

Questo ha significato critica alla rappresentanza studentesca, ai processi di gerarchizzazione dell'amministrazione universitaria,
e necessitį dell'organizzazione autonoma del conflitto: riappropriazione di spazi (bilbioteche, laboratori, aule autogestite, etc.) e di tempo, diffusione critica e autonoma del sapere.

Accanto a questo si č sviluppato un dibattito articolato e aperto sulla proposta dell'autoformazione: questa č una tra le varie pratiche sperimentate per l'inflazionamento e sabotaggio del sistema del credito.

La discussione su modalitį autogestite di didattica ha dato spunto per proporre e approfondire la didattica partecipata, e che, in ogni caso, destrutturasse un rapporto gerarchico e verticale nella trasmissione del sapere: cosķ come ha posto molta attenzione alla formazione non come accumulo indistinto di nozioni, ma come produzione di sapere critico.

Concludiamo ricordando l'indicazione di metodo rispetto al proseguimento delle lotte indicate durante questi due giorni: la cooperazione nasce dal dibattito propositivo e non ideologico tra le varie realtį che sperimentano in maniera autonoma conflitto dentro l'universitį.


Luca Lecardane · 216 visite · 2 commenti
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Commento di: 13 dicembre 2008 - ROMA [ Visitatore ]
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